Atelier Pellicceria Antonio Carella

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Torino, 18 ottobre 2017. Nell’Autunno dello scorso anno, Antonio Carella, Maestro Pellicciaio, Erik Galimi, Avvocato d’impresa, e Paolo Eugenio Demagistris, imprenditore e Professor of Practice nell’ingegneria gestionale, hanno iniziato un dialogo costruttivo sulle Arti della Pelliccia.Il tema è la messa a fuoco di un micro-settore economico di snodo tra la creatività e l’imprenditorialità.
Comprenderne il passato, definirne il presente per, senza modestie, crearne il futuro, applicando l’idea di Alan Key, uno dei padri della rivoluzione della Silicon Valley, che disse “Non preoccuparti di cosa sta per fare qualcun altro. Il miglior modo per predire il futuro è inventarlo.” Nel caso della Silicon Valley, così fu, ed oggi lo vediamo tutti.

Artigianato d’eccellenza, un mestiere antico, nobile, affascinante per la materia che plasma e dalla possibilità di “usare una manualità che nasce nel tatto”: una sensazione fondamentale quando si ha a che fare con la morbidezza e l’eterea consistenza di materiali di così grande pregio.
Ma anche la capacità di reinterpretare e sostenere un Brand ed uno Stile per generare un Modello di Business sostenibile, il modello economico delle Eccellenze Territoriali che solo l’Italia ed il Piemonte in particolare posseggono. E qui l’elenco sarebbe pleonastico, tutti noi le conosciamo.
Uno snodo tra fatturato e creazione, Diego Della Valle disse un anno fa: “Lo stilista, a noi, nel senso classico, non serve più perché credo sia diventato, tranne in alcuni casi, un po’ un rallentatore dei progetti. Lo stilista se è bravo è un pensatore, ha bisogno dei tempi, ha le sue comprensibili incertezze, vuole rifare le cose, tutto questo non è più contemplato nella velocità che noi oggi dobbiamo avere nelle aziende” a cui molti, tra cui i protagonisti del dialogo, ribattono che tutto comincia da quell’uomo o quella donna il cui colpo di genio è in grado di lasciare un segno.
Oggi “è costretto” a diventare anche manager oltre che stilista, ma è la sua creatività a fare la differenza e non può essere la “fretta” del mercato a penalizzarlo. Nessuno e niente potrà mai sostituire chi possiede il dono della creatività.
Cosa fare: riprendere la rotta, come giustamente è intitolato il Diciottesimo Rapporto Giorgio Rota su Torino. È troppo facile adagiarsi nella metafisica del declino, di una fotografia macro-economica purtroppo, nei fatti, desolante. Lo studio bene evidenzia un dato allarmante: il Sistema Torino vede il proprio Valore Aggiunto economico in declino.

SetteDue non è soltanto il marchio di una linea parallela. È un’idea, una spinta creativa, la traduzione – in un nome ed in una linea di prodotto – di un’esigenza espressiva.
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SetteDue nasce dalla voglia di trasgredire alle regole consuete della materia e di trasferire l’esperienza acquisita, il gusto e la fantasia in nuove avventure che si collocano in una diversa dimensione emotiva.
Il brand SetteDue identifica un prodotto che si rivolge ad una donna più sbarazzina, che vive la moda  come un territorio nel quale l’accessorio è elemento fondamentale per caratterizzare la sua personalità; oppure ad una donna di classe che ama i prodotti personalizzati, ma che vuole concedersi di cambiare spesso, per trasformarsi e mutarsi, grazie agli accessori e agli abiti che indossa. Per questo la linea SetteDue, facendo uso di materiali meno preziosi della pelliccia, vuole essere accessibile a più persone, conservando elementi distintivi di stile e di unicità dell’oggetto.
Anche per la linea SetteDue, così come già accade per il mondo della pellicceria, il valore aggiunto risiederà nell’attenzione ai dettagli e nei gesti artigianali che trasformeranno l’idea nel prodotto.

 

Consulta il COMUNICATO STAMPA in collaborazione con FOUR MASTERS

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